L'Arcano inesistente.

Tra i Trionfi c'è chi è Matto e non sa dove stare. C'è chi è Appeso e deve decidere. C'è chi "cerca l'Uomo" con le lampade ad olio e chi è Senza Nome e fa molta paura.
Poi c'è Naeratus: l'Arcano inesistente.

venerdì 18 giugno 2010

Naeratus, il viaggio e la testa perduta.

Sembra che Tallinn si avvicini davvero...Tarmo, dal visetto limpido e dal sorriso timido, ha confessato di essere subito corso a Google Translate leggendo le mie esclamazioni in italiano su Faccialibro. Da cui il suo invito estone con orde di barbari baltici all'adunata. Ed io che stento a rendermene pienamente conto...perché tutto questo è semplicemente fantastico!
Ora bisogna organizzare. L'aeroporto è distante da qui e mi servirà fare i salti mortali per riuscire ad acchiappare quel benedetto volo. Ma sono disposta anche a questo.

L'altro giorno scrivevo di aver dimenticato l'anima su una panchina di Kadriorg...mi è stato intimato dalla Nemesi di "smettere di fare la melensa". Gli posso anche dare ragione sull'eccesso del mio stato para-onirico alla sola idea del sole di mezzanotte...
Ma la mia testa, là, io l'ho persa veramente. E non ho la minima intenzione di recuperarla.



p.s.: Il blog sulle cibarie è attivo!
...risolto il problema con PCriot (fanchiurlizzandolo definitivamente) è stato spostato su http://gnammotattica.blogspot.com/

mercoledì 16 giugno 2010

Tornerò a respirarti perché non ti potrò mai riavere.

Sto impazzendo. Impazzendo totalmente. Ho trovato un volo (relativamente) economico per Tallinn, grazie a voci di corridoio ed al suggerimento di mio padre.
Voglio partire, voglio partire di nuovo. Voglio vedere la bella Vanallinn, perdermi tra i cigni di Kadriorg, ingolosirmi di Vana Tallinn, salutare gli amici ed i loro occhi azzurri come il cielo.
Voglio inforcare la bicicletta, scappare nella campagna estone piena di fiori e scoiattoli. I fiori, lilled...i fiordalisi e le rose. Mi accecavano nella neve. Lumi ja lilled.
Voglio ricordare quel sorriso dolce come il torrone alla nocciola e miele venduto per le strade fatte di ciottoli...e di ombre di tetti aguzzi.
Voglio vedere Saaremaa, perché non ne posso avere memoria. Non ancora. Non ci ho mai messo piede. E insieme a Saaremaa, Hiumaa, Ruhnu. Voglio splendere nel sole del Nord, che ti droga di luce anche a mezzanotte.
Voglio quei raggi, ancora. Ne ho bisogno.
Ti ho persa tra le mura, anima mia...Ti ho persa tra le mura e ti ho scompigliato i capelli su una panchina.

martedì 15 giugno 2010

Naeratus, le zanzare e le strategie fallite.

Ore 1:12 della notte. Il termometro alla finestra segna 22°C.
Naeratus si imbozzola in un insieme informe di pigiama, calzini, lenzuola e copertine a fiori rosa.
E' evidente che creare un ambiente climaticamente ostile all'unica zanzara che s'aggira minacciosa in camera sparando a palla il condizionatore non è stata una strategia vincente.
Ma nella vita, si sa...bisogna procedere a tentativi.
Questo, nella fattispecie, segnerà la mia morte per ipotermia.
La zanzara si godrà una granita al plasma.

mercoledì 9 giugno 2010

Naeratus, i compendi culinari e la lotta con i template.

E' arrivato!
Il caro Furbizio l'ha piazzato su PCriot, mentre io sto letteralmente impazzendo per farlo funzionare.
Battaglia persa in partenza, ma non si demorde.
Di cosa parlo? Ma del già annunciato sitarello di strategie culinarie: Gnammotattica!
Dedicato con affetto a tutti gli studenti (ma non solo) alla ricerca di ricette (sane) semplici e veloci, per acquisire la consapevolezza che liberarsi dalla schiavitù della scatoletta non è un miraggio...
Dateci un'occhiata!
(Anche su Twitter, con gli aggiornamenti automatici dall'user Gnammotattica ;-) )

Si tenterà di suggerire idee per pietanze commestibili e di semplificare le cose anche per chi è proprio alle prime armi e vuole imparare a cucinare.

Se poi vedremo incrementato il numero dei morti per avvelenamento...



...mi troverete a Copacabana.

***

Aggiornamento: Ti pareva. Visto che su PCriot sono più i giorni che il suddetto sito sono funziona, provvederemo a spostarlo o a crearne uno nuovo altrove... Uff!

venerdì 4 giugno 2010

Naeratus, la libertà conquistata e la striminzita sintesi di una valanga di idee.

"Libertà!"

No...non è che mi senta molto Mel Gibson in Braveheart.
Il punto è essenzialmente uno: esami terminati. Finiti. Kaputt!

L'ebbrezza godereccia interiore di far firmare l'ultimo voto sul libretto è qualcosa di estremamente gustoso.
Se poi è un 30L e lo stai facendo verbalizzare davanti allo spavaldo pischello che si sta dannando chiedendosi chi, “...Chiiii???!” se non lui, abbia preso quella lode che a sua detta “una in più faceva tanto comodo”, quella scena davvero non ha prezzo.

Sì. Sono immensamente odiosa, lo riconosco. Ma per una volta mi concedo un piccolisssssimo peccatuccio di superbia. Così, per insaporire la giornata.

Viva Sant'Eusebio!

Ora non resta che concludere la tesi, spostata a novembre per traversie dentistiche e psicotiche varie. Di buono c'è che manca sì e no una ventina di pagine, i relatori sono entusiasti ed ho individuato dei buoni contatti cui vorrei proporre un paio di interviste.

Ma adesso?
Una settimana abbondante dopo aver salutato l'ultimo degli esami (“L'ultimo degli Esami” - qui ci sta una musichina epica a suon di violini) mi viene da fare naturalmente il resoconto.
Il bilancio.
Insomma, un modo come un altro per dire che anche qui, di tanto in tanto, si pensa. (Ora mi aspetto un “Oooooh” di incommensurabile stupore generale).

Iniziamo.
1. Siamo a quasi un anno dal mio ritorno in Italia. L'Erasmus ti butta fuori. Tanto. E questo lo scrivo per chi capita su questa strana pagina, magari dopo qualche ricerca su Google digitando “erasmus impressioni” “erasmus studiare”...So che lo fate, ho i dati alla mano.
Cos'ho da dirvi? Anch'io prima di partire mi preoccupavo di cose tipo andare fuori corso, non riuscire a dare esami, vedere distrutta una fulgida carriera scolastica. Sono una secchiona, tengo al mio libretto universitario ed al successo nello studio come ad un pezzo di coscia senza cellulite. Forse anche di più.
Ebbene, alla luce di tutto questo, dico: andate. Non fatevi venire questi dubbi cretini. Spazzateveli via dal cervello. Se studierete, riuscirete a sostenere tranquillamente tutti gli esami che vorrete inserire in piano di studi Erasmus. Ma andate.
Il difficile non sarà partire, vi avverto.
La parte più difficile sarà tornare indietro.
Qualcuno andrà fuori corso, ma io posso giurare che un'esperienza così straordinaria, così (s)travolgente, così mozzafiato ben vale le difficoltà a riprendersi, fosse anche perdere un anno. E sono pronta a sottoscriverlo.

2. Tornata a casa. L'estate sarà qui, a Carrara. Mare, monti, tanto sole. È un posticino mica male questo! Pecca un po' (tanto) in organizzazione ed in spirito imprenditoriale. Checché se ne dica, a parer mio una spinta sul versante delle attività turistiche e co-partecipative non farebbe altro che bene...specie se unita alla valorizzazione del territorio in cui, bisogna ammetterlo, non siamo proprio dei geni.
Ma, discorsi generali a parte...dal momento che nessuno organizza nulla, devo individuare delle attività ricreative per non finire a fare la lucertola sulla spiaggia – o, peggio, sulla scrivania.
L'ideale sarebbe riproporre una sorta di ESN, qualcosa che aggreghi giovani in attività comuni, fossero anche solo prendere tutti insieme la bicicletta e inventarsi piccole gite sul territorio nostro/circostante, fotografia, gare di castelli di sabbia, riunioni di cucina, serate karaoke, cineforum.
Qualche itinerario in mente ce l'ho, oltre ad una serie di buffi progettini!
Nota triste: peccato che manchi la compagnia.

3. Sono nati i cactus! Visti oggi. Seminati intorno al 14 maggio, ora sono piccoli pallini verdi nelle loro vaschette! Troppo felice...

4. Furbizio ha iniziato, da bravo ingegnere informatico, a lavorare.

4bis. Il consorte smanettone, nonostante questo, verrà impegnato nella creazione di un nuovo brillante (?) sitarello di tattiche di sopravvivenza culinaria. Dedicato al pallido frigo dello studente fuori sede (presente!) sarà il tentativo di dimostrare che vivere economicamente senza digerire alimenti firmati (vedi alla voce “Findus”) si può! Insomma, un piccolo compendio per liberarci dalla sudditanza da tonno in scatola.

5. Ho una voglia terribile di viaggiare. In aereo, treno, nave, auto, bicicletta. Anche a piedi.
Non importa la distanza...le gambe mi formicolano ed hanno la smania del “giretto”. :)

Stop, per ora.
Ogni tanto frullano le idee, prima che la melma cerebrale incontri un nuovo prolungato periodo di stasi forzata.
Mi sembra di essere la lepre della barzelletta...ma sono fondamentalmente felice per questo.
Altrimenti non sarei io.
Forse sarebbe meglio per la società.
Vado a farmi un tè.

venerdì 26 marzo 2010

Naeratus, i ricordi e la saudade...

«Chega de saudade
a realidade é que sem ela
não há paz, não há beleza
É só tristeza e a melancolia...»
(V. de Moraes, "Chega de saudade")

 

Mi manca. Mi manca come l'aria quell'abbraccio stretto. Mi manca il ghiaccio che mi gelava la pelle e mi faceva tremare il sangue. A volte persino la bile.

Mi manca quel sorriso a metà, di chi tutto dice e mai parla. Il silenzio in cui tutto sprofondava. Il silenzio nel giorno. Il silenzio della notte.
Mi manca. Mi manca anche il gabbiano mio amico sui tetti di quel palazzo grigio dietro Kaupmehe 6. Ne studiai le movenze con minuzia, tanto che potrei ancora oggi sostenere un esame sul suo modo di atterrare e ricomporre le penne delle ali.
Mi mancano le crune rosse delle torri: sembravano i merli aguzzi delle labbra. O forse era il contrario? Non lo so più. Non ho più nemmeno il ricordo della certezza, ora che tutto è così nitido, eppure così confuso.

Lo sussurrai in taxi, prima di lasciarti per la prima volta. Aprile deve essere gioioso. Che primavera è senza un sorriso... E mi scesero le lacrime, grondanti, a bruciarmi le guance, fino quasi alle caviglie, sui sedili in vellutino del Tulika 1200. Non mi ricordo nemmeno più la musica. L'autista aveva cambiato stazione dopo un'occhiata rapida al retrovisore. Avrà pensato di piazzare una polka...non gli prestai grande attenzione.

So solo che l'unica immagine che mi tormenta è il lago Ulemiste sulla destra, prima di voltare all'aeroporto.

Aprile deve essere gioioso...e anche Maggio. Ed io ero partita con il sole.
Il ghiaccio era sciolto, restava solo a piccole lastre a macchiare di bianco ovattato il lago. E poi c'erano i fiori. Le viole azzurre, me le ricordo. Ed il profumo delle paste.
Golosa. Cucinavo sola da mesi e pasteggiavo parlando con RaiNews24 sullo schermo del PC...le paste erano state il regalo più ambìto...e forse per questo furono ancora più incredibilmente dolci.

La macchina intraprese la rampa per le partenze e mi sfuggì un rapido sguardo sui tetti lontani. Sui tetti immaginati. Ed iniziò a strabuzzarmi il cuore, perché gli occhi li protessi serrandoli e strizzandoli forte nelle orbite.
Chiusi la portiera. Non mi è mai piaciuto farmi vedere piangere...normalmente cerco di risucchiare le lacrime nelle palpebre e dar la colpa alla polvere o a uno sbadiglio.
E' che avevo iniziato ad assaporare quello che sarebbe stato.
E' che avevo capito tutto solo al momento del distacco.


Ma igatsen sind.
Ma armastan sind.

P.s.: Dimmi una cosa...può esistere la saudade per il Nord?

mercoledì 24 marzo 2010

Le parole. [parte seconda]

Era voltato l'anno e non restava nemmeno l'odore del tè nell'aria.

Il mezzogiorno era solo un ricordo. Rimaneva il profumo delle quattro del pomeriggio a riscaldare le narici, mentre la luce paglierina che aveva appena vinto sulle nubi gonfie d'acqua filtrava dalle feritoie nelle tapparelle tirate a metà e si disponeva in filari carnosi, evidenziando le danze della polvere al di sopra della sua testa.

Lui era lì, chinato sul pavimento. Il palmo sinistro poggiato tra il parquet e l'ennesimo foglio A4, livido di sudicio e di sferzate di carboncino. I jeans, tirati nell'accosciata, lisi ormai sulle ginocchia, erano colpiti a ritmo sincopato dalla matita nella sua destra, che non accennava a fermarsi.
Quello sguardo fisso a terra, gonfio di rabbia e di sudore, lo volse per un attimo verso est:
i passi che risuonavano pesanti e goffi sul pianerottolo di grès erano come la voce della propria madre, per un udito che non aveva registrato che il Silenzio.

“...Dio...allontanalo...” La mente labile si sforzava controvoglia di rimanere lucida...ma mescolava i pensieri come si mescola l'acqua nell'onda.
“Dio, ALLONTANALO!!!

La preghiera non era mai stata il suo forte e da tempo aveva preso l'aria di una buffa superstizione.
Bestemmiò. Digrignò i denti. sempre più furioso. Sempre più cieco.

L'altro fece un respiro. Passò i polpastrelli sui capelli cenerini bagnati di pioggia fresca.

La pioggia, certe persone, le avvolge in tutte le sue lacrime...e mimetizza le loro.
Per conto suo, la incolpava da tempo immemore per il velo di malinconia in cui si nascondeva, salvo poi smentire tutto all'occasione. Spinse sulla maniglia, senza sforzo.
Aveva gli occhi tristi. Come sempre. E portava nel respiro affannoso l'umidità del cielo.

Entrò col suo passo lento ed importante, di chi dà nell'occhio per natura, e sentì un tuffo allo stomaco nel vederlo inginocchiato al bordo del tappeto. “La porta era aperta...”.

Immerso in quella stanza coperta di polvere e tappezzata di carta e disegni, c'era lui: così giovane e smilzo, liscio in viso...solo una barbetta ramata ad incorniciarne il mento. Impassibile, s'aggrappava alla fissità dello sguardo, bloccava le smorfie a terra e continuava frenetico a segnare i fogli.

Avanzò col suo camminare cadenzato, cercando di non far rumore.
“E' difficile parlare senza...” Un altro passo e gli fu alle spalle “...senza parole”.
Osservava ed inorridiva di fronte ai segni, ai simboli sparsi nel caos primordiale di quel corridoio. Di quella sala. Una partita a scacchi. Cercava un appiglio alla memoria di chi sembrava morto dentro.

Si sedette sul divano verde e giocò per un secondo con la polvere di qualche incenso al fiordaliso spentosi nel posacenere lì davanti.
“Voglio dire...” Si alzò dimostrando il suo dolore e la sua insofferenza “...dev'essere dura non avere simulacri in cui racchiudere il mondo”.

Poggiò la destra sulla spalla di lui e lo invitò dolcemente a una torsione. Lo chiamò per nome.

Si voltò con le guance rigate di lacrime. Vecchie di mesi.

Sembrava forte. Tutto in lui sembrava forte, ma non resistette oltre. “Cosa significa?” lo attaccò, strappando i disegni “Cosa significa tutto questo?!” Con un gesto ampio della mano indicava pareti e terra, indistintamente, prima di scuoterlo aggrappandoglisi con le mani alla base del collo.

Lui chiuse gli occhi e si liberò con delicatezza. Con un pollice asciugò le lacrime dell'altro.
Non ne aveva mai viste sgorgare...Era evidente che avesse sempre aspettato che si confondessero con la pioggia.
O la neve...

Io ti ho aspettato...tu lo sapevi. E non sei tornato che adesso.”

L'altro lo guardò aggrottando le sopracciglia in un moto di colpa e di insicurezza ed ammutolì il respiro.

Lui proseguì. Tu mi dicesti che avrei potuto inventarmene di nuove, di parole per raccontarmi...” scoperse la spalla, mostrò le cicatrici da cui era dilaniata anche la sua pelle. Finalmente non oppose più diniego nel fissarlo in volto.
“Questo” gli costrinse la mano sulle scarificazioni “non era che il modo per gridare quelle che noi due già conoscevamo...”
Gli allontanò il braccio e lo superò, incamminandosi verso lo scaffale delle teiere
“...Ma che tu non hai mai ascoltato”.